Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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"il denso delle cose" - Vera Lúcia de Oliveira, 2007  
Per Claudio, perché ci sei

il denso delle cose

antologia poetica

 

Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)

 

Besa Editrice, Nardò, Lecce, 2007

costellazione 125
ISBN 978-88-497-0499-0, 14x21 cm, 118 pag
quadro di copertina di Gonçalo Ivo, Concha
© Vera Lúcia de Oliveira

dai libri:
Geografie d'ombra (1989)
Pedaços/Pezzi
(1992)
Tempo de doer/Tempo di soffrire
(1998)
Pássaros convulsos/Uccelli convulsi
(2001)
No coração da bocca/Nel cuore della parola
(2006)

 

Per l'acquisto del libro: Besa Editrice
Via Duca degli Abruzzi 13/15, 73048 Nardò, Lecce
tel:  0833 871608, fax: (39) 1782776708
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Sito internet: http://www.besaeditrice.it

 

"Anime salve" - Fabrizio De André, 1996

poesie da Geografie d'ombra :

Strada commerciale, Lo stagno e il mare, Profano le cose, Pezzi

poesie da Pedaços / Pezzi :

Il diritto al diverso,Il figlio, A rovescio

poesie da Tempo de doer / Tempo di soffrire :

La storia, Gemiti, Dinnanzi a Dio, Il gatto e la fisica, Gli Dei, Tagli, Ruote, L'indicibile, Le parole tutte, Rondini, Cronaca milanese, Genesi di Mirò, Alberi, Al ritorno

poesie da Pássaros convulsos / Uccelli convulsi :

Il denso delle cose, Ossessione, Inferme, I ritratti, Di casupole, Uccelli convulsi, Terzo mondo, Non tutti i verbi

poesie da No coração da bocca / Nel cuore della parola :

Dialogo fra sordi, Dona Cota, La sistemazione, Il babbo, Il film, Il figlio, Natale, La musica, Storie, Petali, L'orto, Sgocciolio, Estranea, Le cose, Il corpo


foto Claudio Maccherani
, 2007

La studiosa Luciana Stegagno Picchio sottolinea il forte legame della poesia di Vera Lúcia de Oliveira al senso dell’udito (la sua grande capacità d’ascoltare le voci del mondo), all’oralità. Per questo i suoi testi sono liberi d’ogni eccesso di enfasi e retorica e puntano dritto al cuore, all’essenza delle cose, e della vita.

Il bilinguismo di Vera Lúcia de Oliveira, e potremmo anche aggiungere il biculturalismo, si traduce in un ampliamento degli strumenti per comprendere il mondo, per penetrare i segreti della vita dell’uomo, della sua anima e – soprattutto – del suo dolore, in capacità di accogliere le voci che ci stanno intorno senza rinchiudersi nel proprio io. La lingua semplice e parlata, quella di tutti i giorni che evita ogni parola difficile o aulica, è il filo con il quale il poeta tesse il “discorso comune”: la voce intensa e pacata che parla per ogni uomo, così com’era all’origine della poesia. Allora il trascorrere della vita e della storia si fa materia lirica, nutrimento di queste poesie che talvolta sembrano racconti in miniatura.

Alessio Brandolini, 2007

 

FRA DUE GEO-GRAFIE

 

Il poeta Franco Scataglini affermò, in una conferenza a Perugia, che il ritmo della poesia è il ritmo della respirazione, che se il cuore pulsa in un determinato modo, e il sangue circola con la stessa cadenza, allora quella è anche la melodia del verso. Egli evidenziò così uno dei fondamenti della poesia: il legame con il corpo, l’addentrarsi della parola nella carne e della carne nella parola.

Respiro come vivo, parlo come respiro. E la poesia segue tale cadenza e sgorga da questo movimento viscerale alterno. La poesia è una musica che ho dentro, è una scultura che cerco di modellare con questo ritmo, ritagliando forme con le forbici che Dio mi ha dato

(...)

L’amica, filologa e studiosa delle letterature di lingua portoghese, Luciana Stegagno Picchio, ha scritto nella prefazione del mio primo libro pubblicato in Italia, Geografie d’ombra, del 1989: il “bilingue ha due cuori”. Molte volte sono tornata a questa frase e ne ho potuto constatare, profondamente e intimamente, tutta la complessità e anche, come lei afferma, le “mutilazioni di un’intera fascia di senso e di sopra-senso, legata alla affettività, al peso semantico di un vocabolo, di un ipocoristico, di un suono-senso non trasferibile in un altro sistema linguistico”, che caratterizzano la psicologia di chi, por motivi diversi, convive nella sua interiorità con due o più lingue.

(...)

Come titolo per questa riflessione ho scelto “Fra due geo-grafie”, che esprime bene il mio stare fra due “geo” (dal greco , terra), e “grafia” (anch’essa dal greco graphía, derivata da gráphō, “scrivere”). Scrivere in due lingue è essere non solo fra due “grafie”, ma anche fra due terre, perché una lingua è un punto di vista sul mondo, uno sguardo sulle cose, condizionato da una determinata posizione nello spazio, da una geografia. Graphía e geō sono le due componenti fondamentali della poesia.

(...)

La percezione del dolore e l’incapacità di sviscerarlo alla luce della ragione hanno segnato per tanti anni il mio rapporto con il mondo, con gli esseri e persino con le cose, visto che per me tutta la realtà sembra pulsare e ogni strada, ogni albero, ogni piccola foglia, ogni minima molecola o atomo dell’universo partecipano alla vita.

(...)

Il poeta portoghese Mário de Sá-Carneiro ha scritto che i poeti sono creature paradossali perché estraggono poesia da tutto: “Tutto - scenari, pensieri, dolori, allegrie – si trasforma in loro in materia di arte!”, nulla è perso o sperperato. Così è per me e mi pare che solo così la vita abbia un significato autentico, potendo elevarsi in canto armonioso, per alcuni, o in rovescio di canto, canto negato o interrotto, “no coração da boca”, per altri.

(...)

Abitanti della poesia e della letteratura, ma anche abitanti del mondo, inseriti nel fluire del tempo presente, nella dolorosa pulsazione dell’universo, abitanti del grande cuore vitale che è l’umanità, con il suo movimento di sistole e diastole che è il moto della vita e della poesia, i poeti migranti partono alla ricerca dell’alterità e, anziché perdere la propria anima, come affermava Lawrence d’Arabia a proposito di chi lascia la terra e la lingua materna, ampliano la capacità di espressione, visitano luoghi notturni o solari della propria coscienza, che la lingua nuova spalanca alla loro vista. E da questo sguardo aperto, da questo mettersi nella confluenza fra modelli e mondi molte volte dicotomici, nasce una nuova possibilità di scrittura in cui il testo è il luogo del convivio e della conoscenza di culture e lingue e la traduzione è “l’anima di questo coro di voci dialoganti”, la possibilità di partire e tornare, di conoscere e interpretare il viaggio e di reinventare, chissà?, un nuovo modo di rappresentazione del reale.

Vera Lúcia de Oliveira, Perugia, 2007

un estratto del libro è pubblicato in "Il denso delle cose", versanteripido, 1 giugno 2013:
http://versanteripido.wordpress.com/2013/06/01/il-denso-delle-cose-di-vera-lucia-de-oliveira/

Recensioni: Alessio Brandolini, "Il denso delle cose", 21/03/2008, "I libri in testa (blog)" e "Fili d'aquilone" n.11, luglio/settembre 2008; Fabio Scotto, "Il denso delle cose, antologia poetica", IL SEGNALE, anno XXVII, N.81, Milano, ottobre 2008, pp.58-59; Andrea Trombin Valente, 5 maggio 2008; Mia Lecomte, "Il denso delle cose", Le Monde Diplomatique n.12, anno XV, dicembre 2008, supplemento mensile a "il manifesto", p.22.

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(by Claudio Maccherani )