Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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Note critiche su

Uccelli convulsi

di Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)

Piero Manni edizioni, Lecce, 2000

Testi critici di Antônio Lázaro de Almeida Prado, Michelangelo Pascale, Vincenzo Gunnella, Carlos Machado

"Uccelli convulsi"

Antônio Lázaro de Almeida Prado

"Visita da poesia"

(...) Uccelli Convulsi (Vencedor de Seção de Poesia de Lecce), é prefaciado pela Professora Luciana Stegagno Picchio, essa docente universitária italiana tão amiga do Brasil e dos povos de língua portuguesa.
Para nós Uccelli Convulsi, diversamente do que a obra sugeriu à Professora Stegagno Picchio, faz lembrar mais a visão baudelairiana da predestinação poética, configurada no albatroz, pelo que essa predestinação nos mostra que não se é, impunemente, poeta ou poetisa. Ou, ainda, os signos ornitológicos, que Salvatore Quasimodo exibe em seu itinerário poético, por nos analisado na USP e em Assis. Quero com isso recordar as aves (por vezes arcanas) que povoam a poesia quasimodiana, marcando tanto a precariedade de nossa condição humana, quanto o enigmático percurso de nossa humana trajetória.
O fato é que Uccelli Convulsi atesta uma alta capacidade de expressar e de, através do canto, oferecer um ritmo capaz de superar as asprezas de nossa condição humana. Que isso se obtenha (como o tem provado o percurso poético de Vera Lúcia) tanto em português, quanto em italiano, para nós é prova provada da qualidade da Poesia de Vera Lucia.
Se não me equivoco, foi Giuseppe De Robertis quem, salientando as certeiras intuições analíticas de Ugo Foscolo, detectou na apreciação lacônica de Petrarca versos “oscuri per brevità”.
De nossa parte, que vimos desabrochar a poesia em Vera Lúcia, quando ela freqüentava o Curso de Letras  da Universidade  Paulista (UNESP) no campus de Assis, o progressivo êxito e a crescente eficácia da produção poética de Vera Lúcia parecem-nos derivar, precisamente, do êxito estilístico da economia verbal. O fato de Vera Lúcia ter atingido (como se observa em suas obras mais recentes) o máximo de potencialização simbólica num mínimo de elementos verbais mobilizados, representa, a nosso ver, a decisiva prova da sua vocação eminentemente poética, que hoje chega a versos expressamente curtos, densos e lúcidos...
Com essa superior qualificação poética Vera Lúcia de Oliveira demonstra-se capaz de, lucidamente, registrar (e, felizmente, superar) “(...) il dolore che tutto / sia fugace / Che tutto si ostini ad essere fugace”.
A Professora Luciana percebeu certa familiaridade poética entre a poesia de Vera Lúcia e de Carlos Drummond de Andrade. A nós parece-nos que essa familiaridade se evidencia, também, nos rápidos cortes rítmicos (preferencialmente de finais poemáticos) de tipo muriliano, isto é, de nosso poeta maior Murilo Mendes. Seja na fecunda intuição  da Professora Stegagno Picchio, seja em nossa vição modesta, Vera Lúcia de Oliveira está em excelente companhia.
Tudo está a indicar que, graças á pronta sensibilidade poética (por vezes dolorosa, mas sempre cheia de discreção e de pudor) de Vera Lúcia, a língua italiana conquista uma poetisa de inquestionáveis dotes poéticos, que já demonstrara, em língua portuguesa, ter nascido para a Poesia, muito embora (ai de nós!...) não se possa ser Poeta impunemente, quer na língua de urilo Mendes, quer na de Dante ou de Ungaretti.
Como o desejou a Professora Luciana, de nossa parte desejamos que Vera Lúcia, ao modo de extraordinário poeta espanhol Fray Luis de Leon, triunfe, cada vez mais, na capacidade de, com “sábia mão” serenar o ar e ritmar, através do canto, as próprias e interiores penas de ter nascido para a Poesia...

(Antônio Lázaro de Almeida, Prado, "Visita da poesia", in Voz da Terra, Assis, Brasile, 8/8/2001, p.4)

Michelangelo Pascale

Presentazione di "Uccelli convulsi"

Vera Lúcia de Oliveira, brasiliana, si è laureata in Lettere in Brasile e in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università degli Studi di Perugia. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Lingue e Letterature Iberiche e Iberoamericane presso l’Università degli Studi di Palermo. Insegna Lingua e Letteratura Portoghese e Storia della Cultura Brasiliana all’Università degli Studi di Lecce. È autrice di numerosi lavori su poeti contemporanei pubblicati in riviste italiane e straniere. È stata premiata in diversi concorsi di poesia e narrativa ed è rappresentata in varie antologie.

Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: A porta range no fim do corredor, 1983; Geografie d’ombra, 1989; Pedaços/Pezzi, 1992; Tempo de doer/Tempo di soffrire, 1998; La guarigione, 2000.

Uccelli convulsi è la raccolta vincitrice del Concorso Nazionale di Poesia "Gino Perrone" del comune di San Donato di Lecce, premiata con la pubblicazione presso l’editore Manni di Lecce nel 2001.

Si direbbe che Gli uccelli di Hitchcock hanno fatto scuola, se Vera non fosse una poetessa del tutto autonoma, indipendente da qualunque regista o altro poeta, con una forte e cruda voce propria. I suoi uccelli, però, come quelli del famoso regista, sono anch’essi dei simboli, delle metafore del nostro vivere amaro: siamo noi i "distillati dalla notte" e questo è il nostro vivere "un volo innaturale", e nessuno può udire "il sangue sgorgare dal buio" perché è sangue, dolore che sgorga dentro e che ciascuno tiene chiuso in sé (p.33).

Vera si sente e si disvela passero malato e ferito, trafitto nel volo indifeso di una vita, che cerca disperatamente di rimanere in quota (p.13). Le rondini invece hanno paura di uscire dal nido, paralizzate nell’alternativa di morire di freddo o d’inedia (p.29). E il dolore mai sopito dell’infanzia ritorna sordo e diffuso nel corpo di bambina (p.39). Un brivido percorre l’autunno, è la premonizione delle giornate invernali che attendono la vita di ogni creatura terrestre, è il presentimento e la consapevolezza della caducità del corpo, destinato a tornare alla terra (p.51). E sempre, non solo l’anima di Vera, ma quella di tutti, è "come una scheggia di vetro che si conficca" (p.32).

Questa cruenta scheggia, poi, è sempre più dentro di sé che Vera la conficca con la sua insistente analisi, la sua acuta introspezione, e non sai se, indagando così nel profondo, lei vada in cerca della monta liana "maglia rotta" (vedi la poesia "In limine" in Ossi di seppia) da cui sfuggire al dolore per giungere non alla felicità, ma almeno a una qualche speranza di quiete, o se invece non voglia piuttosto rigirarsi la lama, la scheggia, nella piaga, feroce autopunizione per una colpa che sente di dover pagare. In Vera tutto muove all’insegna del dolore, e non solo in questo, ma anche negli altri suoi libri di poesia. Però in questo pare che la negatività della vita giunga al parossismo, e ciò è evidente dal linguaggio usato: carne viva - osso -  sangue - convulso - sbucciare … la pelle - spigoli - cemento - calce - macina - frattura - monconi - urlo - frantoio - spazzatura, etc. e tanto tanto buio ricorrente.

Vera usa termini e vocaboli concreti dalla pesante fisicità per indicare a contrasto intense realtà spirituali, il suo lessico ruvido e petroso affronta le radici nella lacerazione della non appartenenza, è espressione di una poetica di alta e sensibile profondità che presenta aspetti svarianti dal surrealismo al simbolismo.

Concludendo, sembra che a squarciare il buio dal quale Vera si sente avvolta, rimanga la speranza che, col dolore anestetizzato, non si perda però quel tanto che importa di noi, non scompaia per sempre, ma seguiti sulla terra, magari attraverso la poeia, parlando negli altri. E questa modesta speranza è offerta "con anestesia" nell’ultima poesia in chiusura del breve denso libretto (p.53).

(Michelangelo Pascale, presentazione di "Uccelli convulsi" alla Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori, Perugia, 27/03/2002)

Vincenzo Gunnella

"Poesia, incontri ed emozione a Palazzo dei Priori in Perugia"

Nella splendida Sala della Vaccara, tra pareti affrescate e volte millenarie dove il tempo è stato testimone di storie e vicende umane, mercoledì 27 marzo tre voci dell'Associazione culturale "Il Merendacolo" hanno presentato le loro ultime raccolte poetiche. Voci che toccano le corde più recondite della nostra sensibilità. voci che parlano la lingua dell'irrazionale e nel contempo del quotidiano, voci che si insinuano dentro di noi a scovare antiche ferite, a echeggiare i gemiti più nascosti della nostra anima malata. Tre voci diverse tra loro, con diversi substrati emozionali, con diversi timbri stilistici e processi realizzativi, insomma tre peculiari "solisti" che alla fine sì ricompongono in un solo "acuto" pregnante e significativo e riescono ad innalzare un afflato unico dl emozioni e sentimenti: è questo in fondo il mistero della Poesia.
E quanta misteriosa dolenza estrinseca Vera Lùcia de Oliveira nel suo "Uccelli convulsi". Immersione dolorosa e simbolica nella sofferenza propria che è poi quella di tutti, e che trova in questa operazione dl partecipazione catarsi e lenimento, disperanza e speme. Uccelli crudeli ma anche "rondini inferme", passeri in tumulto, che hanno dentro di loro un volo tarpato e impotente (convulso) nel loro accanirsi contro pareti, pali, finestre chiuse; creature smarrite che si dibattono in intermittenze "fra morire da vivi e vivere da morti".
Dolore misterioso ("che non si decifra") e quello "lento" dell'infanzia "che né madre né padre sapevano di notte cullare", dolore che assurge a scintilla per gli ancor più devastanti fuochi del tormentato
domani. Un filo rosso sanguinoso e sanguigno di pregnante autobiografismo sembra legare questa nuova raccolta di poesia alla sua precedente "Tempo di soffrire" (ogni poeta elabora sempre e inevitabilmente lo stesso tema!) sortisce una poesia vicina alle tematiche del vissuto personale dell'autrice, tormentata dalle problematiche scottanti e crudeli della sua terra natia. Vera de Oliveira infatti, franta e lacerata nel suo poetare bilingue, è nata a Candido Mota (São Paulo - Brasile) e in Italia ha studiato, vive e lavora, attualmente rivive l'humus solare dai colori forti e dalle atmosfere calorose (tipiche anche della sua patria) in quel di Lecce dove insegna Lingua e Letteratura Portoghese e Storia della Cultura Brasiliana nella locale università.
La sua concretezza stilistica, la sua greve fisicità, il suo negativo, spigoloso senso della vita trovano infine sbocco in svolta di speranza (forse nella parola di poesia, e in quello che a essa sottende, si annida il germe del riscatto dalla sofferenza?): "non tutti i verbi/ nella vertebra/ sanguineranno/ anche con anestesia/ si dovranno seccare/ affinché  non perda/ la parte dentro il nome…”. (...)

(Vincenzo Gunnella, “Poesia, incontri ed emozione a Palazzo dei Priori in Perugia”, in Il Giornale dell’Umbria, Perugia, Italia, 02/04/2002, p.3)

Carlos Machado

"Passaros convulsos" - Poesia.net n.235  [Boletim de poesia online]

 

(Carlos Machado, "Passaros convulsos", Poesia.net n.235, Ano 5, São Paulo, 14/11/2007
http://www.algumapoesia.com.br/poesia2/poesianet235.htm)

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(by Claudio Maccherani )