Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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Lêdo Ivo
Requiem

Raccolta poetica a cura di
Vera Lúcia de Oliveira
(Maccherani)
Università del Salento, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere
Besa Editrice
Lecce, luglio 2008

cosmografie 49

14x21 cm, 100 pag, ISBN:978-88-497-0540-9, 10 €

quadro di copertina di Gonçalo Ivo, Árvore

Selezione di poesie (solo una):
V / V


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"Messa di Requiem in re minore K 626 - Lacrimosa"
 
Wolfgang Amadeus Mozart

 


"Requiem" - Lêdo Ivo - Vera Lúcia de Oliveira, 2008 

                        V

 

Felizes os que partem.

Não os que chegam aos portos apodrecidos.

Felizes os que partem e não regressam jamais.

 

Que eu esteja sempre no meio do caminho

e a minha viagem seja inacabada.

Felizes os que não conhecem a estação final.

 

Felizes os que somem no nevoeiro,

os que abrem as janelas quando nasce a manhã,

os que acendem as luzes dos aeródromos.

 

Felizes os que atravessam as pontes

quando a tarde pousa entre os gasômetros como um pássaro.

Felizes os que possuem uma alma distraída.

 

Felizes os que sabem que, no fim da travessia,

o Nada os espera, como um espantalho num milharal.

Felizes os que só se acham na perda e no vento.

 

Felizes os que viveram mais de uma vida.

Felizes os que viveram vidas inumeráveis.

Felizes os que desaparecem quando os circos vão embora.

 

Felizes os que sabem que toda fonte é um segredo.

Felizes os que amam as tempestades.

Felizes os que sonham com trens iluminados.

 

Felizes os que amaram corpos e não almas,

os que ouviram o pio das corujas brancas no silêncio da noite.

Felizes os que encontraram uma sílaba perdida na relva orvalhada.

 

Felizes os que atravessaram a noite obscura e a bruma inoportuna,

os que viram o fogo crepitante nascer nas grandes fogueiras de junho,

felizes os que assistiram ao céu abrir-se como um pálio para acolher 

                                                                          [o vôo do gavião.

 

Felizes os que moram nas ilhas periféricas

e são rodeados ao cair da noite por uma nuvem de tanajuras.

Felizes os sedentários que um dia foram embora.

                              V

 

Felici quelli che partono.

Non quelli che arrivano ai porti marciti. 

Felici quelli che partono e non ritornano più.

 

Che io sia sempre nel mezzo del cammino

e il mio viaggio resti incompiuto.

Felici quelli che non conoscono l’ultima stazione.

 

Felici quelli che scompaiono nella nebbia fitta,

quelli che aprono le finestre quando nasce il mattino,

quelli che accendono le luci degli aeroporti.

 

Felici quelli che attraversano i ponti

quando il pomeriggio scende fra i gazometri come un uccello.

Felici quelli che hanno un’anima distratta.

 

Felici quelli che sanno che, alla fine della traversata,

il Nulla li attende, come uno spaventapasseri in un campo di granturco.

Felici quelli che si ritrovano solo nella sconfitta e nel vento.

 

Felici quelli che hanno vissuto più di una vita.

Felici quelli che hanno vissuto innumerevoli vite.  

Felici quelli che scompaiono quando i circhi se ne vanno.

 

Felici quelli che sanno che ogni fonte è un segreto.

Felici quelli che amano le tempeste.

Felici quelli che sognano treni illuminati.

 

Felici quelli che hanno amato corpi e non anime,

quelli che hanno udito il pigolio delle civette bianche nel silenzio della notte.

Felici quelli che hanno incontrato una sillaba persa nell’erba coperta di rugiada.

 

Felici quelli che hanno attraversato la notte oscura e la bruma inopportuna,

quelli che hanno visto il fuoco crepitante nascere nei grandi falò di giugno,

felici quelli che hanno visto il cielo aprirsi come un manto per accogliere

                                                         [il volo dello sparviero.

 

Felici quelli che abitano nelle isole periferiche

e sono circondati al calar della notte da una nuvola di formiche alate.

Felici i sedentari che un giorno se ne andarono.

Dono di poesia

“Quando toco numa palavra, ela se 

ilumina como um navio à noite.”

“Quando sfioro una parola, lei si 

illumina come una nave di notte.”

Lêdo Ivo


Árvore, Gonçalo Ivo, 2000

Alla soglia dei suoi vivaci ottantatre anni, quando ha da poco pubblicato la monumentale Poesia Completa 1940-2004 (Topbooks, Rio de Janeiro, 2004) che traccia, nelle sue mille e cento pagine, un percorso di più di sessanta anni di letteratura che lo colloca fra i nomi più alti della poesia brasiliana, Lêdo Ivo ci regala questo inatteso Requiem, un compatto libro di poesie che si legge tutto d’un fiato, con lo stupore, la luminosità e il dolore che porta con sé la grande lirica.

Come è sempre stato per Lêdo Ivo, e senza smentire la raffinatezza artigianale dei suoi versi, la poesia è illuminazione, sono lampi rimbaudiani nella notte oscura della vita e della morte (e non è un caso che l’autore abbia tradotto nel 1957 le Illuminations di Rimbaud).

Ci troviamo dinnanzi ad una sorta di sunto poetico e filosofico, un condensato forte e compatto di tutta la sua opera, un toccare quel filo imperscrutabile dell’universo per il quale passa una densa e segreta linfa e che solo pochi riescono a sfiorare, correndo il rischio di rimanere folgorati. Ogni grande poeta lo tocca con delicatezza, come fa Lêdo Ivo, e non si brucia, almeno non in modo visibile, o non abbastanza da morirne. (...)

La luce intensa del Nordest delinea con nitore i contorni di esseri e cose, nel loro dolore e nella loro fragilità. È questo l’universo apparentemente irrilevante e marginale che pare interessarlo e non le spiagge invase dai turisti, i luoghi alla moda, la frenesia di chi cerca divertimenti ad ogni costo, di chi visita quei luoghi splendidi del Brasile senza cercare la sintonia con una cultura, una lingua, una storia che, per il poeta, sono l’humus della sua vita, il senso più profondo della sua opera. (...)

Tutto questo universo, in cui mare e terra si mescolano e si dissolvono come all’inizio della creazione, luogo legato alle sue origini, alla sua infanzia, alla storia della propria famiglia, ritorna in questo breve poema del regresso, del riflusso, delle domande senza risposta che il poeta ha riproposto lungo tutta la vita, delle risposte che non chiariscono e non soddisfano l’attesa dolorosa degli uomini. Dinnanzi all’arsenale marcito e alle navi lasciate a languire nel porto, il poeta si ritrova a fissare l’oceano sconfinato, a dialogare con la notte e con il giorno, a piangere il dolore di essere creatura mortale con il desiderio struggente di eternità, con il bisogno di strappare alla morte gli esseri e i luoghi cari, con l’impotenza e la fragilità che inesorabilmente ci segnano.

Non si può leggere questo libro senza commozione e dolore e, paradossalmente, senza la sensazione di gioia e bellezza che dona sempre la grande poesia, anche quando tratta di sofferenza e di morte. Questo è l’enigma della parola poetica, dolore che ha in sé la letizia dell’umano sfiorato da Dio, o di Dio sfiorato dall’uomo in un momento di estasi.

Se le domande cosmiche e senza tempo che pone Lêdo Ivo al mare, al vento e alla notte non hanno risposte, esse sono necessarie e trovano giustificazione in se stesse e nel fatto che l’uomo è un essere pensante, una coscienza viva e vigile anche quando cammina verso il nulla.(...)

Questa è poesia elegiaca, ma, allo stesso tempo, limpida e luminosa, poesia dell’amore dichiarato all’amata perduta, saluto al tempo condiviso con i cari, recupero della memoria, bilancio dei passi e dei luoghi visitati, abbraccio passionale all’esistenza e alle parole che la rendono vera, congedo dall’infanzia, pianto sommesso e preghiera.

Requiem, il titolo dell’opera, è la prima parola della preghiera della liturgia dei defunti, requiem aeternam dona eis Domine, “l’eterno riposo dona loro o Signore”. Il requiem è un’invocazione ed è il canto di un’assenza. Celebrare o cantare il requiem è rivivere nella memoria l’assente, è riflettere sui rapporti improvvisamente sospesi. In questo senso, il requiem fa parte di quel processo di elaborazione del lutto che è fondamentale per il distacco dalle persone amate e perdute.(...)

Afferma il poeta e critico Ivan Junqueira che, “al contrario dei molti poeti la cui produzione decade nella vecchiaia, quella di Lêdo Ivo cresce ancora di più”, aggiungendo che se la paragonassimo al vino migliore, che quanto più invecchia tanto più diventa pregiato, il concetto che ne ricaveremmo è quello della “maturità del maturo, e cioè del sapore concentrato di un’uva passita che ancora conserva la freschezza dell’uva. Un frutto cristallizzato. Quasi un diamante.” Nel leggere e nel fare con il poeta questo viscerale percorso nelle parole e nella vita, ci sentiamo anche noi felizes, annoverati cioè nelle sue stravaganti e poetiche beatitudini, noi a cui è stato dato, come una prodigiosa offerta, questo suo maturo e denso frutto di poesia.

dall'introduzione di Vera Lúcia de Oliveira 


"Réquiem", Lêdo Ivo
Contra Capa, Rio de Janeiro, agosto 2008

 

Réquiem di Lêdo Ivo ha vinto il Prêmio Literário Casa das Américas 2009, sezione LITERATURA BRASILEÑA (poesía) con la seguente motivazione:

 

"Poemario que hace un recorrido por el mundo de las pérdidas del poeta, en un ambiente ampliado hasta el punto de identificación posible con el dolor general. Su autor – uno de los más destacados de la lírica brasileña - ofrece al lector una musicalidad intensa y original, con fuerza bautismal de lugares simples y silenciosos. Y desde el resplandor del silencio alcanza un ritmo poético que resulta un canto esencial a la vida".


Casa de las Américas. 3ra y G, El Vedado, Cuba

 
 

Una ulteriore selezione di poesie del libro è pubblicata nel numero 5 della rivista on line Fili d'Aquilone 

alcuni articoli su Réquiem e sulla traduzione di Lêdo Ivo in italiano, portoghese e spagnolo:


italiano


portoghese


spagnolo

Incontro con Vera Lúcia de Oliveira e ricordo del poeta Lêdo Ivo: con Martha Canfield, Michela Graziani e Giuseppina Caramella; Palazzo Brunelleschi, Firenze, 26 febbraio 2013

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(by Claudio Maccherani )