Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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Carlos Nejar
Miei cari vivi
Meus estimados vivos

Raccolta poetica a cura di
Vera Lúcia de Oliveira
(Maccherani)

Traduzione di Miei cari vivi: Francesca Degli Atti, Vera Lúcia de Oliveira, Maria Eugenia Verdaguer
Traduzione della Breve antologia: Vera L
úcia de Oliveira 

Multimedia Edizioni
Salerno, 2004

15x21 cm, 128 pag, ISBN: 88-86203-39-X, 10 €
copertina di Pier Paolo Iagulli

Per l'acquisto del libro: Multimedia Edizioni, C.P. 125,
84100 Salerno, multimedia@casadellapoesia.org

Selezione di poesie:
foi dificil / è stato difficile
meus estimados mortos / miei cari morti
thenho saudade / ho nostalgia
Claridade / Chiarore

 

"Falando de amor" - Tom Jobim

 


"Miei cari vivi" - Carlos Nejar - Vera Lúcia de Oliveira, 2004

Foi difícil. Foi
difícil habituar-me
a viver só no Túnel.
Esperava uma lâmpada
ou algo que de repente 
iluminasse.

        Mas o Túnel
tinha suas preocupações,
metamorfoses.

È stato difficile. Sì,
difficile abituarmi
a vivere solo nel Tunnel.
Attendevo una lampada
o qualcosa  che all’improvviso
illuminasse.

           Ma il Tunnel
aveva le sue preoccupazioni,
metamorfosi.

Meus estimados mortos,
cheguei a viver 
por misericórdia
como um móvel
na parte da sombra

Miei cari morti,
vissi persino
per misericordia,
come un mobile
nell’angolo in ombra.

Tenho saudade
do que amei
e às vezes,
miraculosamente,
do que não amei,
porque tudo dói
nos ossos.

E quando
se vive no Túnel,
um olha
para o outro
e só vê
o Túnel,
um esquece
ao outro
porque vê
o Túnel.
O imposto de renda,
os olhares lúbricos,

os lucros e perdas:
o túnel do Túnel.

Ho nostalgia
di ciò che amai
e a volte,
miracolosamente,
di ciò che non amai,
perché tutto duole
nelle ossa.

E quando
si vive nel Tunnel,
uno guarda
l’altro
e vede solo
il Tunnel,
uno dimentica
l’altro
perché vede
il Tunnel.
L’imposta dei redditi,
gli sguardi lubrici,
i guadagni e le perdite:
il tunnel del Tunnel.

CLARIDADE

O barulho de existir:
um cão
dentro de mim.

Atravesso
como a um pátio
o barulho de existir.

 Da Árvore do mundo (1977)

CHIARORE

Il rumore di esistere:
un cane
dentro di me.

Attraverso
come ad un cortile
il rumore di esistere.

 

 

CONTRO
L'INDIFFERENZA

Dizei-me como
fugirmos do que
levamos por dentro?

           Carlos Nejar

Questi versi emblematici ci danno una delle chiavi di accesso all’intenso e bel libro di Carlos Nejar che presentiamo ora ai lettori italiani. (...)


Paiol da Aurora, Guarapari, ES - foto Claudio Maccherani, 2003

Sebbene nel titolo dell’opera il poeta si rivolga direttamente ai “vivi”, sono tuttavia i “morti” che, subito all’inizio del poema, instaurando una bipolarità fra i due termini, egli interpella. (…)
E il tunnel è metafora dell’incomunicabilità che regna al nostro tempo, della disaffezione e della mancanza di solidarietà, dell’alienazione dell’individuo: E eu nada mais / sabia de mim[1] (E io null’altro / sapevo di me.). Il tunnel è anche la nostra angoscia, è l’uomo solo, con il suo egotismo, i suoi timori, le sue ansie. Il tunnel è dentro e fuori di noi, è nel nostro mondo di indifferenti al dolore altrui, nella violenza che ci circonda e contro la quale, spesso, non ci opponiamo abbastanza. (…)
I morti sono i burocrati, i conformisti, i soddisfatti, gli alienati, i neutrali, gli indifferenti, quelli dagli "occhi fissi", i “previdenti", quelli che rinviano sempre, quelli che già sono sterili e morti e non se ne sono accorti. (…) 
E i vivi? I vivi sono, al contrario, gli “infedeli” al tunnel, i non conformati, quelli che piangono e hanno freddo e paura, sono una comunidade / sob o Túnel, / aldeia mínima. / Como as formigas (una comunità / sotto il Tunnel, / paese minimo. Come le formiche), che il poeta scopre solo quando incomincia ad uscire da se stesso e a percepire la realtà instabile e varia attorno a lui. I vivi sono rari, precari, fragili. (…)
Nonostante la densità che contraddistingue la sua poetica, il linguaggio è sostanziale, sobrio e conciso. Nejar usa un codice condiviso dalla comunità, non una lingua iniziatica, per soli eletti. Avendo pubblicato la prima raccolta nel 1960, nel periodo di apogeo della poesia concretista lanciata da Décio Pignatari, Haroldo e Augusto de Campos con lo sperimentalismo che radicalizza l’esperienza modernista di Oswald de Andrade, Nejar si inaugura poeta controcorrente, moderno e classico, in cui si avvertono echi di João Cabral de Melo, di Murilo Mendes, di Jorge de Lima. (…)
Al lettore italiano presentiamo dunque un testo rappresentativo di tutto un periodo fondamentale dell’opera di Nejar, non a caso collocato, nella nuova edizione delle sue opere complete, come libro di apertura del percorso poetico ed esistenziale di tutta una vita. La traduzione qui presentata è impegnativa e fedele alle scelte linguistiche e stilistiche dell’autore senza per questo appiattirsi ad un mero calco del testo in portoghese. Al libro Miei cari vivi ho aggiunto, in fondo, una breve e molto personale antologia (ma quale antologia non è soggettiva?) di alcuni dei testi più vigorosi e intensi di Nejar.

dall'introduzione di Vera Lúcia de Oliveira 

Una ulteriore selezione di poesie del libro è pubblicata nel numero 1 della rivista on line Fili d'Aquilone 

alcune tesi di laurea dell'Università del Salento di Lecce sull'opera di Carlos Nejar:


Carlos Nejar: "A sombra e a luz"
di Maria Antonietta Greco, 2007


E as palavras também éram  crianças
di Sandra Stifanelli, 2009

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(by Claudio Maccherani )