Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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"Utopia selvaggia. L'indio del Brasile"
Vera Lúcia de Oliveira, 2006

Utopia selvaggia


L'indio del Brasile:
innocente Adamo o feroce cannibale?

Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)

Gaffi editore www.gaffi.it 

Roma 2006

14x21 cm, 104 pag
 ISBN: 88-87803-35-8, 10 €
foto di copertina di Patrizia Giancotti

 

"Um indio" - Caetano Veloso

 

Premessa

 

Parte prima    Da innocente Adamo a feroce cannibale
Parte seconda    Gruppi etnici e lingue al momento della Conquista

Parte terza

   L'indio nel contesto della cultura brasiliana dal Cinquecento a oggi

Parte quarta

   L'altro, anzi l'altra, nella visione della Mundus Novus

Parte quinta

   Deprecação: un canto di rivolta e lutto

Parte sesta

   Realtà e mito nel romanzo O Guarani di José de Alencar

Parte settima

   Navigazion del capitano Pedro Alvares scritta per un piloto portoghesee tradotta di lingua portoghesa in la italiana

Parte ottava

   Viaggio atorno il mondo fatto e descritto per messer Antonio Pigafetta

Parte nona

   Appendice. Cenni storici

Bibliografia

 
Note bibliografiche


Riguardo al titolo..

Al lettore attento che conosce la problematica indigena e le questioni e temi legati alla cultura brasiliana non sarà sfuggito che abbiamo scelto per questo libro lo stesso titolo che il grande antropologo e scrittore brasiliano Darcy Ribeiro ha scelto per un suo famoso romanzo pubblicato nel 1982, Utopia selvagem, tradotto in tante lingue e diffuso in molti paesi.

Il titolo originario del libro di Vera Lúcia de Oliveira è “L’indio del Brasile: innocente Adamo o feroce cannibale?”, ma abbiamo voluto lasciarlo come sottotitolo, preferendo proprio il geniale “Utopia selvaggia” di Darcy Ribeiro per rendere un omaggio a colui che è uno dei massimi studiosi della questione indigena, senza il quale oggi sapremmo molto di meno, e senza la profondità e la sensibilità dell’autore, sulle diverse etnie di indios presenti nel territorio brasiliano.

L’argomento ci premeva in questi tempi di globalizzazione, di omologazione, di perdita di identità culturale e linguistica da parte di tanti popoli nei vari continenti, popoli che subiscono l’invasione dei loro territori, che subiscono violenza, che vengono espropriati dei pochi beni che hanno. Ecco che un libro come questo, sulle minoranze indigene del Brasile, ci pareva attuale proprio dinanzi a questi fatti che sconvolgono le nostre coscienze e ai quali abbiamo prestato ascolto, pubblicando un’opera che in tal senso, pensiamo, potrà dare il suo contributo.

Il titolo dunque è il nostro omaggio a Darcy Ribeiro, un intellettuale impegnato non solo con la questione indigena, ma con l’uomo in senso lato, con l’umanità, la sensibilità, l’apertura all’altro, la disponibilità all’ascolto, il cammino in direzione delle nostre radici più profonde e della nostra anima.

Alberto Gaffi, Roma, 2006

PREMESSA

“L’indio del Brasile” è un argomento impegnativo, per la complessità cui allude e per la molteplicità di storie e culture ancora oggi sostanzialmente poco studiate e poco conosciute in Italia. Questo, più che un saggio antropologico o storico, vuole essere una riflessione sugli esiti artistico-culturali e sui modelli e schemi estetici e ideologici con cui il tema è stato di volta in volta trattato. Il nostro ambito di studio è quello letterario, ma con la consapevolezza che in Brasile la letteratura ha molte volte travalicato il suo campo, entrando nel dibattito inerente questioni di rilevanza nazionale. Per di più, è proprio nell’ambito della letteratura che forse meglio si colgono le peculiarità e le antinomie di questo paese.

Il tema dell’indio, che ha dato origine a tante rappresentazioni discordanti e contrapposte, costituisce un vero e proprio mito connaturato all’arte e alla letteratura brasiliana, perennemente rielaborato, sempre con attributi e connotazioni diverse. Seguendo la genesi di tale mito possiamo cogliere la stessa formazione della cultura del paese, la presa di coscienza nazionale di un’identità che non può essere più quella indigena americana, ma che non è nemmeno quella europea o africana. Nell’impossibilità di esistenza autonoma dell’indio, nella tragica irriducibilità della sua differenza, si può leggere la stessa difficoltà del Brasile, nel passato e nel presente, a riconoscere la sua specificità e il suo ruolo nella storia.


Brasile 1988, foto Claudio Maccherani

Si cercherà qui di seguire il formarsi di un mito che riassume in sé tutto il tragico e il magico di una nazione che deve risolvere le sue molte contraddizioni. Mentre gli scrittori brasiliani, a partire dal Romanticismo, elevano l’indio a simbolo e immagine di sé, il paese non fa abbastanza per impedire lo sterminio, dolorosamente reale, delle popolazioni indigene. L’indio è un tema difficile per il Brasile, e non solo per il Brasile. Individuare alcune delle tante contraddizioni nella sua raffigurazione è l’obiettivo di questo libro costituito da differenti saggi che hanno come legame questioni attuali, soprattutto dopo i fuochi commemorativi dei cinquecento anni della storia brasiliana che hanno rimesso l’indio al centro della riflessione nazionale[1].

Il testo si apre con una essenziale caratterizzazione antropologica delle varie popolazioni con le quali in America sono entrati in contatto i portoghesi. Si passa quindi alla rielaborazione delle immagini che quest’incontro/scontro ha generato, sia in Brasile sia in Europa. Si è cercato di delineare, in un momento importante come quello della fondazione della nazionalità, il Romanticismo, alcune delle contraddizioni insite nel processo di assimilazione della cultura indigena a quella nazionale. Il Modernismo è un’altra faccia di questa riflessione, il rovesciamento dei suoi presupposti, la ricerca di un modo nuovo di rileggere la storia brasiliana, non più dall’esterno, cioè da modelli e teorie assimilate acriticamente, ma da dentro uno spazio che gli scrittori finalmente interiorizzano.

Era necessario anche rivisitare alcuni dei testi che hanno condizionato, nel bene e nel male, l’elaborazione spesso stereotipata della figura dell’indio, soprattutto della donna indigena, raffigurazione che continua a segnare l’immagine interna ed esterna del paese. Si è privilegiato, con una rilettura critica, l’opuscolo Mundus novus, attribuito ad Amerigo Vespucci, testo che ancora oggi suscita tante polemiche fra gli studiosi. L’ultima parte è dedicata alla presentazione di alcuni brani di due cronache cinquecentesche che colgono in primis la figura dell’indio in un mondo ancora intatto, nel denso di una diversità così manifesta che non è stato possibile assimilarla ai nostri modelli culturali, allora come oggi, fatto tragicamente segnalato da Darcy Ribeiro:

 “le culture indigene, che possono sopravvivere autonome solamente nelle aree inesplorate o di recente e scarsa penetrazione o nelle condizioni artificiali dell’intervenzionismo protezionista, costituiscono persistenze destinate a perdere l’identità nella misura in cui la società nazionale cresce e guadagna omogeneità di sviluppo”[2]

 Darcy Ribeiro, l’antropologo brasiliano che si è tanto battuto per la difesa degli indios, individua con sofferenza e partecipazione tale fenomeno. Possiamo constatare che le popolazioni autoctone sono sempre più marginali, sia che rimangano isolate in foreste divenute zone franche per cercatori d’oro e di altre ricchezze, sia che provino ad integrarsi nelle città, aumentando il numero degli emarginati nelle favelas e nelle periferie anonime in cui si perde e si disperde la loro identità. Il nostro è un piccolo contributo alla riflessione sul tema. Per non dimenticare. Per partecipare al dibatitto in un momento in cui il Brasile sembra richiamare l’attenzione del mondo per come cerca di affrontare e risolvere alcune delle sue questioni cruciali.

Vera Lúcia de Oliveira

[1] Alcuni dei saggi ora pubblicati sono usciti proprio in occasione dei cinquecento anni del Brasile, nella rivista Palaver – Numero speciale 10 anni, Lecce, Università degli Studi di Lecce, 2000, pp. 22-99.

[2] D. RIBEIRO, Os índios e a civilização, Rio de Janeiro, Vozes, 1977, p. 445.

Utopia selvaggia

L'indio del Brasile: innocente Adamo o feroce cannibale?

Vera Lúcia de Oliveira, Gaffi Editore, Roma, 2006

 

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(by Claudio Maccherani )