Poesia & Poesia
Poesia bilingue - italiano e portoghese brasiliano.
Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
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"Partenze" (2), breve antologia poetica trilingue
Vera Lucia de Oliveira, 2026

"Morte e Vida Severina"-Chico Buarque de Hollanda, 1966
 

La bellezza ti potrebbe distruggere

2026

Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)

Morlacchi Editore U.P., Perugia, 2026
ISBN
978-88-9392-734-5, 15x21 cm, 74 pag, 12€
C
ollana: In versi


(foto di copertina di Vera Lúcia de Oliveira (Maccherani)
© Vera Lúcia de Oliveira

Con contributi critici di
Claudia Tavares Alves e Francesca Cricelli

Selezione di poesie
la trasparenza | nel piccolo cimitero | fuori il mondo | le anime di Castelluccio | nella quiete di San Damiano | i becchi degli uccelli | non possono più partire | Preghiera | non ci son o anfratti

Per l'acquisto del libro: Morlacchi Editore
Piazza Morlacchi 7/9 - 06123 Perugia
tel: 075 5725297 - mail: redazione@morlacchilibri.com
"La bellezza ti potrebbe distruggere 12 €

la trasparenza non esiste
prendi l’acqua, non è mai 
pura, prendi il corpo nudo 
ha spasmi paure secrezioni
prendi il cielo e le stelle e il mare 
e le onde chiare del deserto, tutto
è pervaso da bagliori che risucchiano 
a tratti quel po’ che i tuoi occhi 
sopportano perché la bellezza
tutta intera ti potrebbe 
distruggere
nel piccolo cimitero di Lampedusa
i nomi scritti sulle tombe sono stranieri 
non ci sono fiori o candele perché i morti 
non hanno fatto in tempo a capire
di essere morti
e ad avvisare casa
che non sarebbero tornati

fuori il mondo respira
in questa cittadina di passaggio 
dove il treno a orari alterni 
rompe la notte in due
finché di nuovo il buio 
si sdrai sui binari
le anime di Castelluccio 
guardano l’infinito
il sole nasce sul Monte Vettore 
e sopra la nebbia fitta
che avvolge il Pian Grande 
come una sciarpa umida 
assistono mute
che Dio ritorni

nella quiete di San Damiano 
senza più poter camminare 
compose il cantico del creato

pensò ai viaggi e alla terra sacra 
che aveva attraversato
incontrando genti ferite che ferivano 
per carenza d’amore o cibo
pensò alla vita che era dentro 
e gli scorreva velocemente
dagli occhi fissi su un crocifisso 
ai piedi che nulla sapevano
se non che erano stanchi

dettò a sorella morte la sua lauda 
perché le finestre erano aperte 
ed essa poteva entrare per 
accompagnarlo verso quella
terra amata che non avrebbe 
più lasciato
i becchi degli uccelli scoppiano 
e tutti i gatti sono morti

le strade sono binari 
che conducono ad Auschwitz

sono muti i cani nei cortili 
sono spogli i filari sui campi 
dove tronchi si attorcigliano

sono assenti i canti delle finestre 
e le voci che li intonano

sono spente le case ingoiate dal nulla 
e le porte che non portano
da nessuna parte

non ci resta che sotterrarci in un letto 
fare finta di niente come quei tedeschi 
che sentivano tremare i treni sui binari 
tirando le coperte, attutendo i rumori 
simulando un sonno insonne
fino a domani

non possono più partire 
le anime in attesa
nella vecchia stazione 
di Norcia
le pareti sono crollate 
con l’ultimo terremoto
e da tempo non arrivano 
i treni

chi doveva tornare 
ormai non c’è più 
chi doveva partire 
attende
il vento di tramontana 
che passa fra le finestre 
assenti
e spazza le nebbie 
della vallata 
senza notizie 
dell’aldilà
Preghiera

al Dio delle chiese scrostate
al Dio delle strade strette sulle vie del mondo
al Dio dei piedi nudi che non conoscono scarpe
al Dio delle madri che portano il pane caldo agli sconosciuti 
al Dio delle ginocchia piegate in preghiera muta
al Dio dei fiumi e dei mari dei venti e dei temporali 
al Dio delle bocche aperte e degli occhi nudi di fame 
al Dio delle prigioni e dei corpi piegati
su giacigli sporchi
__________________________________

non ci sono anfratti
in cui la luce non entra 
forse bisogna trovare
il tipo di lampada 
o solo una mano 
che la tenga

Queste pagine, cucite con estrema cura e sensibilità dalla poetessa italo-brasiliana Vera Lúcia de Oliveira, sono composte di poesie e di fotografie che restituiscono soprattutto la natura degli alberi, delle rose, degli animali, del cielo, delle acque, dell’aria, e anche – perché a volte ci dimentichiamo di farne parte – degli esseri umani. Questa natura, dunque, che si manifesta in giallo, verde, e in tante sfumature di azzurro, "dischiude la vita", come ci dice uno dei suoi versi. Eppure, gli elementi della dimensione naturale vengono attraversati, filtrati da uno sguardo assolutamente umano e ragionevole, che riconduce tutto ciò che incontra a una prospettiva di complementarità e compassione, mentre porta in sé il desiderio delicato di soltanto "sfiorare la terra per non svegliare le creature che dormono". 

Claudia Tavares Alves

La precisione dei versi, la scelta delle parole, sembrano essere animate da una domanda fondamentale: come far convivere, nello stesso spazio, la verticalità del privato e l’orizzontalità del collettivo? Tra i versi osserviamo anche lo sguardo fotografico della poeta – un deserto che mostra figure solitarie in vastità spopolate – ma la raccolta spazia: c’è Lampedusa, ci sono i binari di Auschwitz e c’è il nostro presente così immediato, "mentre la pioggia lava il mondo / dal televisore scendono bombe / sui passanti e i loro carretti / stracolmi". Con un ascolto attento all’altro, la poeta si concede una porosità per dar voce a ciò che ha ascoltato, letto, visto nelle storie degli altri, riconoscendole anche come storia propria, come storia dell’umanità. 

Francesca Cricelli

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(by Claudio Maccherani )