Con
contributi critici di Claudia Tavares Alves e Francesca Cricelli
Selezione di
poesie
la trasparenza | nel piccolo cimitero | fuori il mondo |
le anime di Castelluccio | nella quiete di San Damiano | i
becchi degli uccelli | non possono più partire | Preghiera |
non ci son o anfratti
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l'acquisto del libro: Morlacchi Editore
Piazza Morlacchi 7/9 - 06123 Perugia
tel: 075 5725297 - mail: redazione@morlacchilibri.com "La
bellezza ti potrebbe distruggere12
€
la trasparenza non esiste
prendi l’acqua, non è mai
pura, prendi il corpo nudo
ha spasmi paure secrezioni
prendi il cielo e le stelle e il mare
e le onde chiare del deserto, tutto
è pervaso da bagliori che risucchiano
a tratti quel po’ che i tuoi occhi
sopportano perché la bellezza
tutta intera ti potrebbe
distruggere
nel piccolo cimitero di Lampedusa
i nomi scritti sulle tombe sono stranieri
non ci sono fiori o candele perché i morti
non hanno fatto in tempo a capire
di essere morti
e ad avvisare casa
che non sarebbero tornati
fuori il mondo respira
in questa cittadina di passaggio
dove il treno a orari alterni
rompe la notte in due
finché di nuovo il buio
si sdrai sui binari
le anime di Castelluccio
guardano l’infinito
il sole nasce sul Monte Vettore
e sopra la nebbia fitta
che avvolge il Pian Grande
come una sciarpa umida
assistono mute
che Dio ritorni
nella quiete di San Damiano
senza più poter camminare
compose il cantico del creato
pensò ai viaggi e alla terra sacra
che aveva attraversato
incontrando genti ferite che ferivano
per carenza d’amore o cibo
pensò alla vita che era dentro
e gli scorreva velocemente
dagli occhi fissi su un crocifisso
ai piedi che nulla sapevano
se non che erano stanchi
dettò a sorella morte la sua lauda
perché le finestre erano aperte
ed essa poteva entrare per
accompagnarlo verso quella
terra amata che non avrebbe
più lasciato
i becchi degli uccelli scoppiano
e tutti i gatti sono morti
le strade sono binari
che conducono ad Auschwitz
sono muti i cani nei cortili
sono spogli i filari sui campi
dove tronchi si attorcigliano
sono assenti i canti delle finestre
e le voci che li intonano
sono spente le case ingoiate dal nulla
e le porte che non portano
da nessuna parte
non ci resta che sotterrarci in un letto
fare finta di niente come quei tedeschi
che sentivano tremare i treni sui binari
tirando le coperte, attutendo i rumori
simulando un sonno insonne
fino a domani
non possono più partire
le anime in attesa
nella vecchia stazione
di Norcia
le pareti sono crollate
con l’ultimo terremoto
e da tempo non arrivano
i treni
chi doveva tornare
ormai non c’è più
chi doveva partire
attende
il vento di tramontana
che passa fra le finestre
assenti
e spazza le nebbie
della vallata
senza notizie
dell’aldilà
Preghiera
al Dio delle chiese scrostate
al Dio delle strade strette sulle vie del mondo
al Dio dei piedi nudi che non conoscono scarpe
al Dio delle madri che portano il pane caldo agli sconosciuti
al Dio delle ginocchia piegate in preghiera muta
al Dio dei fiumi e dei mari dei venti e dei temporali
al Dio delle bocche aperte e degli occhi nudi di fame
al Dio delle prigioni e dei corpi piegati
su giacigli sporchi
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non ci sono anfratti
in cui la luce non entra
forse bisogna trovare
il tipo di lampada
o solo una mano
che la tenga
Queste
pagine, cucite con estrema cura e sensibilità dalla poetessa
italo-brasiliana Vera Lúcia de Oliveira, sono composte di poesie e di
fotografie che restituiscono soprattutto la natura degli alberi, delle
rose, degli animali, del cielo, delle acque, dell’aria, e anche –
perché a volte ci dimentichiamo di farne parte – degli esseri umani.
Questa natura, dunque, che si manifesta in giallo, verde, e in tante
sfumature di azzurro, "dischiude la vita", come ci dice uno
dei suoi versi. Eppure, gli elementi della dimensione naturale vengono
attraversati, filtrati da uno sguardo assolutamente umano e ragionevole,
che riconduce tutto ciò che incontra a una prospettiva di
complementarità e compassione, mentre porta in sé il desiderio
delicato di soltanto "sfiorare la terra per non svegliare le
creature che dormono".
Claudia
Tavares Alves
La
precisione dei versi, la scelta delle parole, sembrano essere animate da
una domanda fondamentale: come far convivere, nello stesso spazio, la
verticalità del privato e l’orizzontalità del collettivo? Tra i
versi osserviamo anche lo sguardo fotografico della poeta – un deserto
che mostra figure solitarie in vastità spopolate – ma la raccolta
spazia: c’è Lampedusa, ci sono i binari di Auschwitz e c’è il
nostro presente così immediato, "mentre la pioggia lava il mondo /
dal televisore scendono bombe / sui passanti e i loro carretti /
stracolmi". Con un ascolto attento all’altro, la poeta si concede
una porosità per dar voce a ciò che ha ascoltato, letto, visto nelle
storie degli altri, riconoscendole anche come storia propria, come
storia dell’umanità.